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Cronaca

Dai «chill out» alla geolocalizzazione Così vengono organizzate le orge gay

«A/P?». Questo è l’inizio di una conversazione tipo su una delle chat di incontri gay maggiormente conosciuta in tutto il mondo: Grindr. «A» sta per attivo e «P» per passivo. Il primo approccio è questo. Definire immediatamente il proprio "ruolo" sessuale e quello di un eventuale partner. Diretti e senza mezzi termini, anche perché i perditempo, in questo mondo di perversione, non sono graditi. Lo scopo è fare sesso; se condito con sostanze stupefacenti ancora meglio. Almeno in Italia, addirittura, c’è chi nel profilo non usa mezzi termini e scrive «chem sex» per identificare i festini a base di droga e sesso. Grindr è semplice, ti registri, metti la foto sul profilo e una brevissima descrizione. Questa app è geolocalizzata, quindi si sceglie qualcuno con cui consumare un rapporto sessuale che sia vicino a te (nella pagina personale è visualizzata addirittura la distanza). Da questo momento in poi tutto è in discesa: ci si dà un appuntamento (di solito si va a casa dell’altro o si invita il proprio interlocutore nella propria) e si parte. Il fatto è che si chatta con persone che non si conoscono, e questo è il rovescio della medaglia. Non si sa mai chi c’è dall’altra parte e quali siano le reali intenzioni delle persone scelte per un appuntamento a luci rosse. «Grindr è solo il punto di partenza - spiega un investigatore che monitora costantemente il web - ci sono altre situazioni sicuramente più estreme, come il "Chill out", il "naked party", i "cruising bar", serate all’interno di locali. Il fatto è che, soprattutto negli incontri privati, tutto è spesso condito da una buona dose di droga, dalla cocaina alla G (la cossedetta droga dello stupro) e molte altre». Andiamo per ordine. Esistono locali che organizzano queste serate, ci sono delle regole da seguire e degli appuntamenti definiti. Hanno nomi in codice che preferiamo non pronunciare, ma chi decide di andarci sa bene a cosa va incontro. Le serate si svolgono in club privati. Come si legge nella sezione "regole" dei siti web che pubblicizzano questo tipo di appuntamenti dedicati al mondo "glbt", si tratta di «un gioco di ruolo per adulti gay, che si richiama alla monta delle vacche tipica delle origini contadine dei nostri antenati». In un altro locale alla periferia di Roma bisogna conoscere, essere del giro, per partecipare alle orge organizzate. Anche qui ci sono regole precise che vanno rispettate. Non si fuma e si fa sesso sicuro con anticoncezionali. Un’altra realtà è quella dei "cruising bar", dove si può partecipare ai "naked party". Qui, la prima regola da seguire, è quella di essere nudi. Si tratta comunque di serate dove esiste un certo controllo e viene assicurato il rispetto delle regole o ruoli. È proprio nelle orge privati, dove i partecipanti si conoscono, che paradossalmente sale il rischio. Il festino che è costato la vita a Luca Varani può rientrare a pieno titolo in questa categoria: i «Chill out», come vengono chiamati. Certe serate si svolgono solitamente dopo una notte trascorsa in discoteca. Si va a casa di qualcuno, si fa sesso e si utilizzano varie droghe, in mix letali. Si assume la "basata" (la cocaina fumata), la cocaina classica, la Calvin K (un mix tra cocaina e ketamina), metanfetamina, popper e la tristemente famosa "G" (GHB), la cosìddetta droga dello stupro, che andrebbe consumata senza bere alcolici. In questi festini tutto è permesso, o meglio, non esistono freni.

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